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raster vettorialeCiao a tutti. Oggi cominciamo ad inserire il primo di alcuni articoli che riguardano un’altro nostro settore di attività: la grafica. Con questo primo articolo affrontiamo una delle distinzioni base tra i metodi di produzione di immagini a computer: vettoriale e raster.

Ogni volta che ricevete un’immagine o la visualizzate su internet essa sarà contenuta in un file che potrà essere in vari formati: jpg, png, gif, eccetera.
Questi file – salvo alcune eccezioni – sono i prodotti finali di un’elaborazione che avviene a monte e può essere realizzata utilizzando immagini raster o vettori. Per capire la differenza tra questi due metodi dobbiamo partire dal primo di essi: l’immagine digitale o immagine raster.

Come probabilmente sapete un’immagine digitale è caratterizzata da alcuni dati essenziali: la sua dimensione (numero di pixel orizzontali per numero di pixel verticali – es. 1024×768), la sua risoluzione (numero di pixel rapportato alla dimensione reale dell’immagine, espressa in dpi – dots per inch – punti per pollice. Es. 72dpi o 300dpi) e il suo spazio colore (RGB o CYMK)

Concentriamoci sulle prime due – dimensione e risoluzione. Esse sono caratteristiche fisse di un’immagine digitale. Combinando risoluzione e dimensione possiamo ottenere la dimensione reale in pollici (in) o centimetri (cm) su diversi supporti. Un esempio? Un’immagine da fruire a monitor – ad esempio su internet – dovrà avere una risoluzione di 72dpi. Se vogliamo ottenere un’immagine che sia larga 4 pollici (10,16cm) e alta 3 (9,12cm), dovremo fare i seguenti calcoli:

4in * 72dpi = 288px
3in * 72dpi = 216px

L’immagine digitale avrà quindi dimensione 288*216px e risoluzione 72dpi.
La stessa immagine, se dovesse essere stampata su carta nelle medesime dimensioni di quella visualizzata a monitor, necessiterebbe di una risoluzione assai più alta: 300dpi.
In questo caso il calcolo sarebbe il seguente:

4in * 300dpi = 1200px
3in * 300dpi = 900px

L’immagine digitale avrà qui una dimensione di 1200*900px e risoluzione 300dpi.
Da questa breve spiegazione possiamo dedurre un dato importante: le immagini digitali non hanno una dimensione reale assoluta. L’unica unità di misura di un’immagine digitale è il pixel.

Con le immagini digitali, dunque, non si può “far ciò che si vuole”. Se scaricaste un’immagine di 288*216px e provaste a stamparla nella dimensione di 4*3pollici, otterreste una stampa sgranata, qualitativamente pessima. E con questo file di partenza non potremmo mai ottenere una buona stampa nelle dimensioni volute. Se infatti un’immagine raster può essere rimpicciolita, essa non può essere ingrandita.

Ora, chi come noi si occupa di produrre grafica deve poter produrre immagini diverse per formati diversi. Quotidianamente dobbiamo fornire un prodotto che, visualizzato sul monitor del computer, stampato o fruito da cellulare sia sempre qualitativamente ineccepibile. Come fare?

Esistono due strade:
La prima è lavorare a computer, in partenza, con immagini raster ad alta risoluzione: se si deve realizzare un prodotto editoriale ad alta qualità, si sceglie il formato reale di stampa (A4, ad esempio) e si lavora ad altissima risoluzione (600dpi). In questo modo sarà possibile ottenere immagini perfette, sia che vengano stampate (300dpi), sia che vengano visualizzate a monitor, ad esempio all’interno di un file pdf (72dpi).

L’alternativa sta nel lavorare in formato vettoriale. Di cosa si tratta? Le immagini in formato vettoriale vengono prodotte all’interno di software specifici, in grado di gestire e lavorare elementi grafici in modo completamente diverso. Il prodotto software di punta per il disegno vettoriale è ad oggi Illustrator, contenuto all’interno della Creative Suite di Adobe.

Bene, ma quali sono le caratteristiche di un’immagine vettoriale? L’immagine vettoriale nella sua forma originaria NON ha dimensioni, né risoluzione. Non viene costruita “colorando” o modificando i pixel che la compongono: il pixel qui non c’entra.

Un’immagine vettoriale è, come il nome bene suggerisce, il prodotto di vettori geometrici. Mi spiego con un esempio: se disegno una linea orizzontale, nera, larga 1pixel in un’immagine raster “coloro” di nero un determinato numero di pixel. L’operazione corrisponderebbe, nel mondo reale, a disegnare con la penna una linea nera su un foglio: quella parte di foglio sarà definitivamente nera, in quanto colorata con l’inchiostro.

Se invece disegnassi la stessa linea in vettoriale non disegnerei una linea, ma il vettore che la rappresenta. Sarebbe più o meno come appoggiare un elastico nero su un foglio. Certo, quella che avrei sarebbe comunque una linea nera, ma se ad esempio prendessi con le dita un punto dell’elastico e lo portassi verso l’alto, avrei una linea divisa in due segmenti, e nulla resterebbe della linea originaria.

Un elemento grafico in vettoriale è un’entità grafica flessibile. Anche dopo averla disegnata posso decidere che quella linea abbia colore nero o rosso o verde. Posso determinarne a posteriori lo spessore o aggiungere altri punti, trasformando una singola linea in un poligono, in un percorso o in una complessa figura curva. Addirittura la linea vettoriale, se chiusa a formare un poligono, può non avere un contorno ma solo una campitura, che può essere omogenea o sfumata in due o più colori. E’ possibile rendere parzialmente trasparente ogni elemento vettoriale e sovrapporre più elementi facendoli sfumare l’uno nell’altro.

Soprattutto, lo stesso elemento grafico che a monitor appare di 3cm di lunghezza può essere scalato in ingrandimento fino ad occupare l’intera larghezza visualizzabile, senza che perda minimamente in qualità.

Le immagini prodotte in vettoriale vengono poi usualmente salvate in formati proprietari, ma quasi mai vengono diffuse e utilizzate come tali. Normalmente, completata la grafica, si produce un’immagine raster della dimensione necessaria, alla risoluzione desiderata e con lo spazio colore più adatto all’uso che si dovrà fare.

Per queste caratteristiche peculiari il vettoriale è uno strumento di disegno eccezionale per chi fa grafica: esso consente di utilizzare un medesimo punto di partenza per produrre immagini destinate a supporti diversi.

Un esempio? Creo un’immagine vettoriale pensata per essere riprodotta su un foglio A4 (nel file posso definire le dimensioni reali – in pollici o cm – dell’immagine da esportare). Quando la grafica è completa, decido che voglio esportarla in due formati: uno per la stampa ed uno per internet, al fine di pubblicare il mio lavoro sul sito dello studio e farmi pubblicità. Esporterò dalla medesima base due diversi file raster: uno a 300dpi, che poi manderò in stampa, ed uno a 72dpi, che potrò caricare sul sito. Entrambi i file saranno perfetti per i loro rispettivi supporti di visualizzazione e li avrò prodotti senza complicati passaggi.

Ci sono molte nozioni da comprendere per imparare a produrre immagini. Questa è solo una primissima distinzione. La prossima volta affronteremo il capitolo sullo spazio colore, che abbiamo tralasciato in questo articolo.

Alla prossima. Stay tuned!

harriston-shay@mailxu.com munster@mailxu.com